Alla ricerca di città aliene

Gli astronomi impegnati nella ricerca di segni di intelligenze extraterrestri stanno valutando una serie di nuovi metodi molto più sofisticati del semplice trasformare i radiotelescopi puntati verso le stelle in sistemi in grado di intercettare le trasmissioni radiofoniche di qualche civiltà aliena.
Ciò non vuol dire che gli scienziati coinvolti nella ricerca dell’intelligence extraterrestre (SETI) abbiano rinunciato a questo approccio.
Un programma ben finanziato chiamato Breakthrough Listen sta studiando le emissioni radio di un milione di stelle e 100 galassie, cercando proprio tali trasmissioni.
Secondo il sito cosmosmagazine.com gli astronomi si stanno anche affrettando a trovare metodi sempre migliori per studiare le migliaia di esopianeti recentemente  scoperti, cercando non solo di saperne di più sulla geologia di questi pianeti, ma anche di trovare prove che possano ospitare la vita.
E mentre potrebbe esserci qualche punto di disaccordo nell’ammettere il desiderio di trasformare i nostri  potenti strumenti astronomici esclusivamente percla ricerca  ET, Adam Frank, un astrofisico dell’Università di Rochester, New York, negli Stati Uniti, afferma che è giunta l’ora di superare tale approccio.
“Siamo già coinvolti in questa incredibile caccia alle biosignature”, ha affermato alla conferenza di astrobiologia AbSciCon 19 tenutasi la scorsa settimana a Bellevue, Washington.
Se proprio dobbiamo cercare delle biosignature, bisogna far  finta di non aver mai  cercato  vita intelligente ma solo  vita particolarmente stupida” ha aggiunto l’esperto.
Gli astrobiologi si riferiscono a segni di “vita intelligente” come tecnosignature . Le comunicazioni elettromagnetiche vaganti potrebbero essere le più facili da rilevare, nonostante ce ne fossero molte altre.
Thomas Beatty, un astronomo dell’Università dell’Arizona, a Tempe, afferma che è assolutamente possibile cercare le luci di città aliene.
I satelliti orbitanti attorno alla Terra sono stati a lungo in grado di restituire immagini in cui le nostre “luci notturne” urbane vengono viste dallo spazio con la loro pura bellezza i cui dettagli tradiscono la presenza  di una  civiltà avanzata sulla Terra.
La produzione di tali immagini da distanze interstellari, in cui i pianeti appaiono come nient’altro che luminosi punti nei più grandi telescopi, attualmente va al di là di ogni attuale comprensione.
Tuttavia, l’illuminazione artificiale è diversa dalla luce solare e da altre forme di luce naturale, perché le tecnologie che la producono emettono la maggior parte della loro illuminazione in una gamma ristretta di frequenze.

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